a cura di: Gabriele Ercoli
La Radice è un’associazione nata nel 1989 a Castel Goffredo, nell’Alto Mantovano. Un gruppo di giovani volontari, capitanati da Anselmo Castelli, si ritrovano insieme durante un viaggio in Germania. A quei tempi, Castelli era presidente della locale cassa rurale. Dodici anni che hanno rappresentato un unicum nella storia della Cassa Rurale ed Artigiana di Castel Goffredo, caratterizzata da numerose iniziative nel sociale, a favore dell’ambiente e di progetti solidaristici. La visione di far parte di una comunità, non come somma di individui ma “cooperando” ossia “lavorando insieme”.
“Perchè non lo facciamo anche noi?”
Durante questo viaggio, la scoperta di realtà urbane che hanno saputo unire l’esigenza del progresso economico e dello sviluppo urbano nel rispetto dell’ambiente circostante.
Spesso i passaggi che portano a dei cambiamenti sono figli di una nuova consapevolezza, dell’invidia oppure da una reazione forte ad un’esperienza negativa.
Nel caso della Radice è stata una necessità, un tentativo di porre un argine alla frenesia della vita moderna, per tornare ad un mondo più umano.
“Gli alberi fanno quello che vogliono”
La finalità della Radice è molto semplice, impegnarsi attivamente per contrastare il progressivo impoverimento del patrimonio arboreo, promuovere uno sviluppo del territorio compatibile con la natura.
Nel corso degli anni, si sono messi a dimora 57.000 tra alberi ed arbusti, collaborazioni con le amministrazioni comunali per attività didattiche e partecipazione a bandi regionali insieme ad altre realtà associative del territorio.
L’esperienza di questi anni ci ha fatto valutare meglio alcune situazioni. Piantumare (o meglio mettere a dimora) un albero è piuttosto semplice, e le amministrazioni sono solitamente ben disponibili a lasciarti un pezzo di terreno da utilizzare. Purtroppo però spesso se ne dimenticano. Centinaia di piante e arbusti, piante giovani che hanno bisogno di attenzioni per crescere sane, vengono abbandonate per mancanza di cure, potature troppo drastiche affidate a personale incompetente, la visione miope del verde pubblico come un optional, anzi un costo elevato da tagliare nel corso del proprio mandato, tanto poi chi verrà dopo si arrangerà.
Non è sempre così, tuttavia si rende necessario seguire la vita dei nuovi alberi ben oltre i primi mesi di vita.
Nelle ultime piantumazioni di via Monteverdi e al giardino dei giusti di via Aimaro ci siamo presi in carico la gestione dei nuovi arrivati in collaborazione con l’assessore di Castel Goffredo. Anzi, in particolare per il giardino dei giusti, un bel parchetto nato alcuni anni fa, si tratta di una riqualificazione; oltre alla piantumazione di vari esemplari (carpini, farnie, aceri, frassini) e alla cura ed irrigazione, si è provveduto alla pulizia dei marmi e al ripristino dell’impianto di irrigazione, sepolto ormai dal terreno perchè non utilizzato. Con l’aiuto di un giardiniere si è provveduto anche alla potatura di alcuni carpini e bagolari che sconfinavano con i privati adiacenti, con l’intento di fare altre potature, sempre in concerto con l’amministrazione comunale. Tutto ciò comporta che non è possibile fare molti progetti di questo genere, viste le poche forze in campo, ma come sappiamo sono gli alberi adulti che sequestrano quantità rilevanti di carbonio e rilasciano ossigeno. Durante i primi anni di vita, un albero è concentrato sulla propria sopravvivenza e mette tutte le proprie energie per fare massa e crescere ed è solo dopo una decina di anni che raggiunge lo stadio più attivo della fotosintesi.

Quindi, in sostanza, non raggiungeremo presto le 100000 piantumazioni, ma speriamo che le nuove piante sopravvivano a noi. Sapere che alcuni tigli superano abbondantemente i 500 anni, e vedere seccare alcune piante dopo poco tempo, non è certo la nostra missione.
Ultimamente si sono aggiunti a noi altri membri nel direttivo, portando nuova linfa e idee. Con il supporto di Fondazione senza Frontiere, organizziamo anche serate informative con argomenti diversi e con validi relatori che oltre l’argomento della serata ci trasmettono la passione, le esperienze fatte, gli errori ed i cambiamenti nel corso del tempo.
Aprire agli altri
Non è facile per noi, riuscire a coinvolgere i giovani, altri lo sanno fare meglio di noi. L’associazionismo a Castel Goffredo, da sempre vanto della nostra comunità, è in crisi da diversi anni. Forse l’unica associazione che non teme la crisi è l’associazione di volontariato anziani El Castel, a cui non mancano le “nuove presenze”!
Mentre i ragazzini delle scuole elementari e medie ci ricordano per la giornata dell’albero e per qualche iniziativa didattica, dai 14 anni in poi c’è un buco. Poi qualcuno ritorna verso i 40 anni. Pur avendo maggior coscienza del passato rispetto al cambiamento climatico e dei problemi ambientali in genere, c’è una sorta di rassegnazione tra i ragazzi. La consapevolezza senza azione è solo un altro modo per sentirsi in colpa. Dall’altra parte noi vecchi forse usiamo un linguaggio troppo distante da loro, e la nostra presenza risulta ingombrante, l’associazione è una struttura rigida fatta di riunioni, tessere e cose lunghe e noiose. Ed è vero che rispetto il passato c’è più burocrazia e passaggi da fare.
Quali orizzonti ora?
Un’idea può essere quella di creare dello spazio in più. Recentemente la banda cittadina, che ha nel suo organico anche la junior band, ha dato ai ragazzi l’autonomia di farsi un loro direttivo e disporre le proprie attività. Potremmo riunire un gruppo di giovani che abbiano voglia di sporcarsi le mani e dirgli: “C’è uno spazio verde che è inutilizzato, cosa vorreste fare voi’?” oppure “Il comune ha questo attività da promuovere, vi piacerebbe occuparvene?”. E l’ecologia può essere la radice che il digitale non può sostituire.

